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"Meno messe, più Parola": è la ricetta "ambro-luterana" ECCLESIA10-10-2017

Written by di Tommaso Scandroglio on . Posted in Articoli Kattolici

Meno Eucarestia, più Parola. Questa in sintesi la dieta che il neo arcivescovo di Milano Mario Delpini ha prescritto ai fedeli di Busto Arsizio, cittadina del varesotto, quando sabato scorso ha visitato la parrocchia di San Giovanni. Il giorno dopo i fedeli hanno potuto trovare sulle panche un pieghevole in cui a firma di mons. Delpini si indicavano i quattro passi che questa città dovrà compiere in ambito pastorale nel prossimo futuro. Al primo posto si può leggere testuale: «Promuovere decisamente un ritorno alla conoscenza, personale e comunitaria, della Parola di Dio, come forma di evangelizzazione. Dove è necessario si può togliere anche qualche S. Messa, pur di favorire momenti di catechesi e ascolto della Parola».

Meno messe, più Parola, anzi più parole.

Una deriva che è schiettamente di matrice luterana. Nell’indicazione di mons. Delpini riverbera il portato teologico di Lutero che con quel suo “sola scriptura” assegnava l’opzione preferenziale alla libera interpretazione dei testi sacri (libero esame) a discapito dell’insegnamento del Magistero: «Un semplice laico armato con le Scritture è più grande del più coraggioso Papa senza essa», aveva una volta dichiarato Lutero. La libertà che rivendicava da Roma però non poteva essere predicata nei suoi confronti. «Io non ammetto che la mia dottrina possa essere giudicata da alcuno – scriveva l’ex agostiniano - neanche dagli angeli. Chi non riceve la mia dottrina non può giungere alla salvezza». 

Pena di morte, in principio è legittima

Written by Tommaso Scandroglio on . Posted in Articoli Kattolici

... Ogni persona è titolare di diritti fondamentali, tra cui la vita. La titolarità di questi diritti però può essere persa a motivo delle nostre azioni: vedi la libertà personale a seguito di un crimine.

E’ come se dentro di noi ci fosse una parete in cui sono infissi i diritti fondamentali.

Azioni assai malvagie che scegliamo di compiere hanno il potere di abbattere questa parete e quindi di far cadere a terra i diritti in essa infissi.

Chi uccide si spoglia da sé del proprio diritto alla vita e lo Stato va a rettificare questa situazione morale.

Così Pio XII: «Anche quando si tratta dell’esecuzione capitale di un condannato a morte lo Stato non dispone del diritto dell’individuo alla vita. È riservato allora al pubblico potere di privare il condannato del bene della vita, in espiazione del suo fallo, dopo che col suo crimine, egli si è già spogliato del suo diritto alla vita» (Discorso al I Congresso di Istopatologia del Sistema Nervoso, 13/09/1952, n. 28).

A motivo delle nostre azioni degradiamo la nostra dignità morale, non quella naturale che è inscalfibile (l’omicida rimane persona).

E’ un po’ come degradarsi a rango di bestie e le bestie non hanno diritti.

Così di nuovo l’Aquinate: «Col peccato l'uomo abbandona l'ordine della ragione: egli perciò decade dalla dignità umana […] degenerando in qualche modo nell'asservimento delle bestie […] Perciò sebbene uccidere un uomo che rispetta la propria dignità sia cosa essenzialmente peccaminosa, uccidere un uomo che pecca può essere un bene, come uccidere una bestia» (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 2, ad 3).
... (estratto dall'articolo sulla Bussola Quotidiana)

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