Don Eugenio Nembrini

Rate this item
(1 Vote)
don Eugenio Nembrini don Eugenio Nembrini

I NOSTRI FIGLI: UNA SPERANZA PER NOI E PER IL MONDO

I nostri figli, una speranza per noi e per il mondo... sono sempre temi piccoli quelli che mi
chiedete!  Inizierò  raccontando  di  un  incontro  di  catechismo  con  i  bambini  di  quinta
elementare. Dicevo loro: “Pensate, i vostri genitori, alla vostra età, decidono un po' tutto, e
sarebbe stupido il contrario: cosa mangiare, come vestirvi, la scuola, come trascorrere il
tempo, ma non possono decidere l'unica cosa veramente importante della vita.
I vestiti si possono cambiare, la scuola quando sarete grandi la deciderete voi... ma già da
adesso la mamma e il papà non possono sostituirsi a voi nel vostro rapporto con la Vita in
quanto tale”.


Mi guardavano un po' stupiti e io  ho continuato: “Voi vi alzate al mattino e cominciate a
osservare  le  cose,  a  chiamarle  con  un  nome,  a  dar  loro  un  significato,  cominciate  a
mettervi in rapporto con la realtà che ci  circonda. I genitori, gli insegnanti, nessuno si può
sostituire a voi in questo” e ho riferito loro le parole del Santo Padre a Milano in occasione
del raduno con i ragazzi della Cresima: citava S. Ambrogio “Qual è l'età giusta per essere
amici  di  Gesù?”,  in  realtà  invece  di  “amico”  Ambrogio  diceva  “santo”,  una  parola
sostanziosa che non vuol dire essere bravo e capace ma avere un rapporto vero con le
cose, con la realtà, con il  mistero. Ogni età è adatta a compiere questo tragitto. Questa
osservazione  ci  porta  subito  alla  radice  della  questione:  come  fare  a  guardare  con
speranza ai nostri figli? La frase di Giovanni Paolo II citata sul vostro volantino “L’amore
non è cosa che si impara e tuttavia non c’è cosa che sia così necessario imparare”,  ci
porta alla vera natura  dell'amore. Cos'è l'amore? Sono gli innamoramenti dei fidanzatini
14enni, 18enni o 50enni? Mi viene in mente il brano di S. Paolo: se uno potesse distribuire
tutte le sue sostanze agli altri, non servirebbe a niente; se anche bruciassi il mio corpo, il
massimo  dono  di  me  stesso,  ma  non  avessi  la  carità,  niente  mi  giova;  sembrerebbe
assurdo e contraddittorio: dare la vita per gli altri, in questo caso per i figli, se non hai la
carità, a te non serve proprio a nulla; in questo è radicale S. Paolo.


Cos'è  allora  l'amore?  Cito  un  altro  esempio  dalla  mia  esperienza  con  i  bambini  di  4°
elementare: sono stupito di quanto siano grandi nella loro purità. Stavamo discutendo dei
segni della presenza di Dio: se Dio è una presenza,  si è fatto uomo, una persona amabile,
abbracciabile,  toccabile,  allora  io  devo  poterlo  incontrare,  amare,  abbracciare  toccare,
dov'è  allora  questo  Gesù?  Le  risposte  sono  sempre  molto  “suoresche”:  nel  cuore, 
dappertutto, quando siamo buoni... Io sparo a zero su queste risposte: no!  E' chiaro che
Gesù  non  lo  vediamo  come  lo  videro  gli  apostoli,  ma  se  è  vivo  devo  poterlo  incontrare,
allora  inizio  il  discorso  dei  segni:  Gesù  si  riconosce  dai  suoi  segni,  nella  natura,  nelle
montagne, nei fiori, nel mare, nei genitori, ma, chiedo loro, se uno potesse eliminarli tutti
tranne uno? Tutto è segno ma non tutti  i segni sono uguali, qual è il segno più importante
di  tutti? All'unisono  i  bambini  hanno  detto:  la  mamma!  Ma  una  bambina  ha  risposto:  no,
non  può  essere  la  mamma  perché  la  mia  è  morta  e  io  non  potrei  incontrare  Gesù;  ha
ragione,  non  è  la  mamma.  Allora  un  altro  bambino  alza  la  mano  e  dice:  se  non  è  la
mamma allora io lo so: SONO IO! 
Il segno più grande della presenza, dell' amore di Dio, SONO IO, alla faccia delle mamme
papà nonni e insegnanti, SONO IO. Se c'è qualche altro bambino, mamma, papà, prete,
se qui c'è qualcuno che ha la coscienza libera e semplice di poter affermare che il fatto più
straordinario che esiste al mondo e rende visibile l'amore SONO IO, allora ci siamo;  se
non c'è nessuno con questa coscienza allora è tutto inutile, è tempo perso.

 [v.allegati in fondo]



L'avventura umana, famigliare, educativa è finita, tutto esiste perché possa dire con verità
e  coscienza  “IO!”,  come  questo  bambino.  Penso  a  me  e  mi  accorgo  che  non  è  sempre
così:  dico  “io”  ma  in  un  altro  modo,  per  il  valore  che  ho;  noi  tutti  diciamo  “io”  ma  non
affermiamo  un  bene,  dato,  assoluto,  che  viene  prima  di  ogni  altra  cosa,  diciamo  “io”
pensando se siamo in alto o in basso, belli o brutti, se abbiamo i soldi o no, un successo
lavorativo, il riconoscimento. Ho detto a un bambino di catechismo: avete 9 anni, scrivi alla
lavagna  9  x  365...  3285,  pensa,  già  3285  volte  hai  aperto  gli  occhi  alla  mattina,  ti  sei
svegliato  e  non  perché  hai  fatto  qualcosa,  ma  perché  3285  volte  già  Dio  ti  ha  detto  TI
VOGLIO! Una maestra ha fatto anche lei i suoi conti: io 20.000! 
20.000 volte Dio a questo IO, che sei tu e non un altro, ha già detto ti voglio, ti voglio bene,
ti affermo, sei mio, perché se non ti volessi non ti sveglieresti al mattino.
Di fronte a queste cifre una giornata cos'è? La vita intera sarà solo prendere coscienza di
questo:  sei  voluto.  Non  devi  aspettare  che  accada  qualcosa  per  capire  chissà  che:  ci
siamo  adesso  perché  qualcuno  ci  vuole  adesso  e  così,  non  diversi,  non  più  belli,  più
capaci... a Dio vado bene così come sono. Non vado bene a mio marito, a mia moglie, a
mio figlio? Problemi loro, io vado bene a Dio. Vi do un suggerimento  per gustare questa
idea semplice ma radicale: ascoltate le udienze del Santo Padre del mercoledì, questa è
del 31 gennaio “Dio a volte sembra debole; un atteggiamento apparentemente debole ma
fatto di pazienza, mitezza e amore: è il vero modo in cui Dio dimostra di essere potente”.
Togliete la parola potente e mettete mamma, papà, insegnante, prete, educatore, questa è
la potenza di Dio e questa potenza vincerà.


“Io son certo che questo amore vincerà, è solo questa la nostra speranza. Vincerà perché
tu Signore ami tutte le cose che esistono, perché sono tue, Signore amante della vita.”
Tu sei suo, sei sua. Questa è l'unica cosa che regge, solo chi è potente può sopportare il
male e resistere, può esercitare la vera forza dell'amore di Dio.
“A Lui appartengono tutte le cose, perché tutte le cose sono state create da Lui, che rivela
una  paziente  attesa  della  conversione  di  noi  uomini,  che  desidera  avere  come  figli.
L'amore onnipotente di Dio non conosce limiti”. Dio è un Padre che non si stanca mai di
noi, questo è il titolo del discorso.


La  speranza  del  mondo  è  solo  se  ci  sono  degli  uomini  cosi,  simili  a  Dio.  Ai  bambini
smettiamola  di  dire  Dio  è  con  noi  se  fai  il  bravo,  non  fare  il  cattivo  o  non  puoi  fare  la
Comunione; altro che fare il bravo: la compagnia di Gesù con il tempo, se tu ci stai, ti farà
come Lui! Dio ci ha promesso questo: Lui è fedele, non si stanca mai di noi e aspetta la
nostra conversione.
Conversione: parola bella e semplice che non vuol dire divento più bravo, ma sto attaccato
a te, o Gesù. Io sono la vite e voi i tralci: se un tralcio non è attaccato secca e non produce
nessun frutto, ma se uno è attaccato produce frutti e in abbondanza. I bambini questo lo
capiscono... ma cosa succede poi a noi adulti? I bambini mi hanno risposto detto: gli adulti
diventano  grandi  e  pensano  di  essere  loro  tutto;  è  vero:  cresciamo  e  incominciamo  a
pensare che il futuro, la speranza dei nostri figli sia altro, non perché siamo cattivi, infatti
pensiamo le cose più belle, ma perché non è più così per noi ed è difficile, perciò, che sia
vero per loro.


 


La questione è radicale: tu di chi sei? Che coscienza hai di te? Se è il riconoscimento di
qualcuno che vuole bene a me, allora guarderò a te con simpatia e misericordia e non ti
giudicherò più. Non vuol dire che mi va bene tutto di te, ma “nessuno ti ha condannata, va
in pace e non peccare più”. 


Il cristianesimo non è fatto di regole: cosa devo fare e cosa non devo fare, cosa è giusto e
cosa non lo è, non facciamo una famiglia nuova con le regole, anche quelle più belle, ma
lo si fa con gente di cui abbiamo parlato adesso; auguro a tutte le vostre famiglie che ci sia
almeno  uno  tra  voi  che  abbia  questa  curiosità,  questo  desiderio,  questa  voglia,  questo
amore  a  sé,  che  non  è  “come  sono  bello  bravo  e  capace”  (questo  è  l'amore  di  sè  nel
senso più stupido) ma è il riconoscimento di un'appartenenza. Sono di un Altro.


Ma se Dio ci dice “vai bene così” e poi  mio figlio non studia...  si fa le canne...? Non è una
soluzione dire che  certe esperienze a 20 anni sì a 17 no. Quando dico “va bene così” non
intendo lasciar correre tutti i difetti: con i figli si dialoga, si suggerisce, si contratta... sono
tentativi  che  tra  l'altro  non  vanno  bene  con  tutti.  Ma  “vai  bene  così”  significa  che  io  ho
alcune  caratteristiche  che  Dio  fin  dall'origine,  fin  dalla  nascita,  mi  ha  regalato:  il  mio
bagaglio per vivere. Due doni più di tutti sono straordinari per scoprire il gusto per la vita:
si chiamano cuore e ragione. Sono le due gambe che sorreggono la vita di un uomo e che
bisogna imparare ad usare, perché nella vita di oggi abbiamo confuso il cuore con lo stato
d'animo  e  il  sentimento,  che  non  hanno  niente  a  che  fare  con  il  cuore:  sono  reazioni  di
pancia e non di cuore. E’  la ragione, che abbiamo confuso con i ragionamenti, con “quello
che penso io”.

Questi doni sono l'unica possibilità per mettere in gioco il grande regalo che
Dio ha fatto a tutti gli uomini: la libertà. Dio ci ha dato questi due strumenti ma se non li
usiamo, non accade la libertà. L'unica cosa che Dio ama: la libertà, Dio ci ha dato tutto il
necessario  per  poter  decidere  dove  vogliamo  investire  la  nostra  vita.  Il  cuore,  grida,
piange, domanda, si arrabbia. Avendoci Dio fatti per Lui, se non abbiamo Lui, tutto ciò che
é sotto di lui non ci basta. Il bambino più bello del mondo non ci basta perché ci ha fatto
per Lui che è il massimo. Ho tutto ma non mi basta, cosa mi manca? Il cuore dato da Dio a
tutti  gli  uomini  spinge  perché  si  mettano  in  movimento,  alla  ricerca.  Solo  un  uomo  che
cerca,  che  domanda,  che  manca  di  qualcosa,  trova.  Se  un  uomo  non  è  leale,  chiude  la
questione.  Come  posso  sperare  in  me  e  nei  miei  figli?  Spero  perché  so  che  hanno  un
cuore:  più  crescono,  verso  l'età  delle  scuole  medie,  più  cominciano  ad  usare  cuore,
ragione  e  libertà,  non  spaventatevi,  ringraziate  Dio  che  avete  un  bambino,  un  ragazzo
vivo... e più è vivo più domanda e più rompe. Volete una vita da vecchi con figli che non vi
rompono più o per voi e io vostri figli volete una vita grande? E' una scelta radicale che
tutti i genitori devono fare.


 


Il cuore ce l'ha regalato Dio. Nell'intervento del Santo Padre in occasione del Meeting di
Rimini queste parole: hai  fatto l'uomo per te o Dio e all'uomo tutto il mondo non basta, e
continua a cercare. Che prenda la strada sbagliata o giusta, che faccia del bene ai poveri
o rubi i soldi: la bontà o il furto tentano di fare la  stessa cosa in due modi diversi, cercano
di  riempire  il  vuoto  di  quel  cuore  che  grida.  E  niente,  né  la  strada  giusta  né  quella
sbagliata, è in grado di riempire ciò che solo Dio può riempire. Ma allora Dio ci ha fregato?
Perché ci ha creato in modo che niente nella vita mi soddisfi? In realtà l'amore di Dio si
manifesta come pazienza: ti aspetta, Dio aspetta te, non tutti in modo generico, Lui non è
in pace finché tu gli dici di sì. Gesù va in ricerca della pecora smarrita: sei tu, sono io, non
con un giudizio cattivo, ma come se  mi dicesse “Eugenio, a me di tutto il mondo in questo
momento non interessa niente: a me interessi tu!” Io non sono bravo, ho mille difetti, ho
mille  peccati,  ma  con  tutti  i  miei  difetti  voglio  dire  di  voler  essere  quella  pecora  che  tu,
Gesù,  vai  a  cercare.  Tu  Gesù,  bussi  al  mio  cuore,  come?  Facendolo  arrabbiare,
inquietare, finché non arrivi a Lui. Puoi sperare in tuo figlio, non perché l'hai tirato su bene,
ma perché ti fidi del cuore che gli ha regalato Dio. 


La ragione è l'altro dono: rendersi conto delle cose, dar loro un nome, entrare in rapporto
con la realtà. Un esempio semplicissimo: con la ragione capisco che è diverso se Marco
riceve un mazzo di rose rosse da Elisabetta o da Antonio; non entro in merito se giusto o
sbagliato, ma diverso sì.
Gli  animali  non  hanno  la  ragione,  è  un  dono  di  Dio  solo  per  te  e  ti  chiede  di  non
spaventarti, è un lavoro lungo e continuo che finisce l'ultimo giorno della tua vita: entrare
nella realtà ed amarla perché finalmente venga fuori l' IO.


Tutta  l'educazione  ha  questo  compito:  portare  una  persona  a  diventare  se  stessa:  è  un
sacrificio  perché  quando  noi  pensiamo  al  bene  dei  nostri  figli  abbiamo  già  un'idea,  una
prospettiva... ma che ne sai tu del bene dell'altro? Far emergere con pazienza, con calma,
con  ciò che siamo, un uomo così, è l'unica speranza per il mondo: farà il presidente della
repubblica, il parrucchiere, il muratore o il falegname, un uomo amante della vita e della
realtà.  Non  sono  uomini  astratti,  io  li  vedo,  li  conosco.  Dopo  un  incontro,  in  cui  avevo 
preso  un  po'  in  giro  delle  suore,  anche  se  voglio  loro  bene,  ho  saputo  che  era  la  prima
volta che sono tornate in convento cantando, perché sentir parlare della vita e di Gesù in
questo modo era stato troppo bello.
Io  voglio  entrare  nella  vita  cantando,  perché  so  di  più  chi  sono:  uomini  così  sfondano,
asfaltano  tutto  e  tutti.  Immaginate  un  insegnante  così,  che  ha  dentro  quell'uomo,  quel
cuore?  Chi  non  lo  vorrebbe  per  i  propri  figli?  Ho  sentito  testimonianze  meravigliose  di 
ragazzi ex drogati: chi non vorrebbe figli così? Ma se vi chiedessi se per avere un figlio
così sareste disposti a lasciargli fare il suo percorso di droga, sesso e violenza? Nessuno
di voi direbbe di sì. Ma che ne so io del percorso che Dio permette per attirare a sé i suoi
figli?  Di  questa  libertà  dobbiamo  essere  innamorati.  Il  cristianesimo  è  innamorarsi  della
libertà  degli  altri.  Non  in  quanto  tale,  ma  la  libertà  perché  so  che  tu,  figlio,  hai  tutto  il
necessario  per  arrivare  a  Dio  e  Lui  non  ti  molla,  neanche  un  istante  della  tua  vita:  per
questo mi alzo ogni giorno certo e speranzoso, anche se cade il mondo. Di santi tra noi ce
ne sono tantissimi.


 


Conosco una coppia, sposati non giovanissimi, che chiesero a Dio il dono di un figlio, la
moglie mi ha detto: invece di un figlio mi ha dato un altro dono... la S.L.A. Questi sono i
santi, come fai a riconoscerli? Con cuore e ragione. 
Non  bisogna  temere  la  libertà  dell'altro:  Dio  sapeva  già  che  creando  gli  uomini  liberi  la
maggior parte gli avrebbe detto di no, ma per averne uno veramente libero che gli dicesse
“ti amo”, ci ha fatto tutti liberi. 
Se noi saremo uomini così i figli ci vedranno ed essendo per natura Dio la cosa che ogni
uomo desidera, cederanno di schianto. In un incontro come questo, che però era iniziato
alle 18, un negoziante aveva dovuto chiudere il negozio un'ora prima per partecipare; in
seguito mi ha detto: la prossima volta chiudo tutto il giorno e, se necessario... vendo anche
il negozio! E non lo diceva per modo di dire: quando l'uomo incontra Ciò per cui è fatto,
cede.
I  primi  apostoli  hanno  lasciato  tutti  per  seguire  Gesù  perché  erano  leali,  in  ricerca,  e
vedono in Gesù l'uomo che desiderano essere, la speranza della loro vita. Cosa cambierà
il  mondo?  L'uomo  santo:  tutti  ci  ricordiamo  di  San  Benedetto  ma  chi  si  ricorda  chi
l'imperatore al suo tempo? Quello che cambia il mondo è il santo, anche se spesso non lo
vedi subito... citando un canto “io vorrei che fiorisse il fiore ma il tempo del germoglio lo
conosce il mio Signore”. Il tempo per Dio è un soffio perché é paziente all'infinito. Che il
Signore ci regali questa certezza paziente! Una certezza che non punti sulle nostre forze,
ma  sul  fatto  che  Lui  è  fedele  e  che  vuole  me  e  che  aspetta  me,  ha  bisogno  di  me:  io 
scappo?  Mi  rincorre,  non  per  farmi  schiavo  ma  perché  mi  vuole  felice.  Decidiamo  se
vogliamo  essere  felici  e  servire  il  mondo:  è  una  scelta  libera,  di  ogni  mattina,  di  ogni
istante, anche di questa sera.

 [v.allegati in fondo]

Incontro con Don Eugenio Nembrini - 08.02.2013  

Last modified on Sunday, 08 February 2015 22:42
Maurizio Riboni

Kattolico.

Riporto in questo sito importanti testimonianze di persone cattoliche.

More in this category: Mario Palmaro »

Articoli Kattolici

Pietre

I cookies servono per garantirti la migliore fruizione del mio sito Web. Utilizzando il mio sito accetti che questo tipo di cookies, anche di terze parti, vengano memorizzati sul tuo dispositivo. http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX:32002L0058